Lahbi

La classe non è acqua, anche oltreoceano. Continua alla grande l’avventura americana di Jacopo Lahbi, che a Starkville, in Missisipi, ha stupito tutti volando negli 800 metri degli Southeastern Conference Outdoor Championships.

1:46.79, primato personale e conquista della finale che si terrà domani. Da Starkville Jacopo ci ha raccontato le sue sensazioni per la qualificazione e le emozioni dell’avventura in America: “La mia avventura negli States sta andando alla grande” racconta Jacopo. “Da poco ho finito il semestre che è andato bene, e ho molto tempo per dedicarmi agli allenamenti e al recupero. Dopo un inizio di stagione abbastanza difficile mi sono “ritrovato” e nell’ ultimo periodo ho avuto ottime sensazioni in allenamento e sapevo che era questione di tempo per il personale. Ho compagni di squadra eccezionali, ottimi allenatori e tutto quello che serve per allenarmi in condizioni ottimali”.



E c’è da credere che gli obiettivi del giovane moglianese non si fermino sicuramente alla finale degli 800 degli Southeastern Conference Outdoor Championships: “Attualmente sono concentrato su questa finale. Sarà una bella gara, il livello è altissimo. Credo di non aver mai partecipato ad una competizione con così tanti atleti con personale sotto l’1’47”. Dopo di questa i prossimi appuntamenti importanti sono gli NCAA Championships (qualificazione nella East Region) e poi i National. Al termine di queste gare tornerò in Italia per gli Europei U23 di Tallin, Estonia. Per questa stagione non mi sono fissato obiettivi cronometrici: ho molte gare dove l’importante è accedere alle finali e saper gareggiare bene”.



E in vista della gara di domani, sognare è lecito: “Durante la gara odierna mi sentivo decisamente bene. Ero molto rilassato, quando sono passato ai 400 e ho visto il passaggio (credo intorno ai 51″ ero sorpreso, credevo stessimo andando più piano) ho continuato senza forzare il più a lungo possibile. Al passaggio ai 600 avevo ormai capito che stavo correndo forte e nella mia testa mi ripetevo di spingere sui piedi, continuare in frequenza senza aprirmi troppo e non affannare. Dopo la gara ero molto felice. Era da quasi due anni che non miglioravo il mio personale. Adattarmi al nuovo in America non è stato facile e ha richiesto tempo e pazienza. Questo personale è stato sudato molto, ma ovviamente è già vecchio e non posso che guardare al futuro e a migliorarmi ancora”.

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